Storie di calcetto · 2 min

La squadra fatta a occhio

Prima della partita erano tutti tranquilli: 'sì dai, siamo equilibrati'. Dopo dieci minuti era 5-0 e qualcuno stava già chiedendo di rifare le squadre.

Il racconto

Il rito è sempre lo stesso. Due capitani al centro, sguardo serio, nomi chiamati con sicurezza. 'Prendo Luca'. 'Allora io Marco'. 'Va bene, tanto oggi Gianni ha detto che è stanco'. Nessuno sa se Gianni sia davvero stanco, ma ormai è diventato un dato tecnico.

Sulla carta sembra tutto equilibrato. Almeno finché non si scopre che il portiere di una squadra para anche i pensieri, mentre l'altro ha deciso di interpretare il ruolo in modo molto poetico: presente, ma non invasivo.

Dopo dieci minuti il punteggio è già abbastanza chiaro da rendere inutile il tabellone. Cominciano le frasi classiche: 'eh ma le squadre erano sbagliate', 'dovevamo mischiare prima', 'te l'avevo detto che quello era troppo forte'.

Fare squadre a occhio non è una colpa. È il modo in cui tutti hanno iniziato. Ma quando il gruppo cresce, quando ci sono ruoli diversi e quando vuoi partite davvero combattute, serve qualcosa di più della memoria del giovedì precedente.

La situazione tipica

Fare squadre a occhio può funzionare quando il gruppo è piccolo e tutti sono onesti sul proprio livello. Appena entrano guest, rientri, portieri diversi o giocatori fuori forma, la sensazione non basta più.

La morale calcettistica

L'equilibrio non dovrebbe dipendere solo dalla memoria di chi sceglie: storico, ruoli e risultati aiutano a partire da una base più giusta.

Cosa c'entra FairUpGG

FairUpGG nasce proprio per ridurre le discussioni sulle squadre: rating, ruoli, portieri e storico diventano una base comune prima di iniziare la partita.